Pelù non c’è più

Era entrato in casa nostra nell’aprile del 1999. Eravamo andati a prenderlo in casa di una mia collega. Era nato da pochi giorni, appena ci ha visti si è arrampicato con le sue zampette, appigliandosi con le unglie, sul grembo di mia moglie. Era piccolino, rosso striato, un bel musetto.
Da allora era stato sempre con noi diventando un membro della famiglia a tutti gli effetti. Giocavamo, spesso mi ha rovinato le mani con le sue unghie, tant’è vero che a volte arrivavo in ufficio con le mani tutte graffiate.
Gli avevamo impedito solo di entrare in camera da letto per evitare che graffiasse anche quei mobili.
Mentre il divano e tutto il resto della casa era il suo regno incontrastato.
A volta ci faceva gli agguati spuntando fuori da un angolo in cui si era nascosto e dandoci un colpetto sul tallone per, secondo lui, farci perdere l’equilibrio come l’avrebbe perso un altro animale come lui. E io mi giravo di scatto è facevo finta d’inseguirlo. E lui a scappare velocemente facendo slittare le sue zampette..
Nei primi giorni di questo mese ci siamo accorti che non aveva più voglia di mangiare la sua pappa e nello stesso tempo dimagriva a vista d’occhio. L’abbiamo subito portato dal veterinario che appena l’ha visto ha esclamato in tono dimesso: “aih aih aih..”
I risultati degli esami del sangue hanno rivelato che aveva una quantità di globuli bianchi esagerata: probabile intossicazione del fegato con relativa distruzione dell’organo. Antibiotici e flebo a casa nostra per 20/25 giorni sotto il controllo del veterinario.
Altre visite dal veterinario per controllare la situazione. Negli ultimi giorni non si reggeva più sulle zampe posteriori. Gli ho dato da mangiare forzatamente con una siringa.
Continuava a manifestare il suo affetto per noi e non ci siamo più sentiti di impedirgli di entrare nella nostra camera da letto. Lui ci si infliava e con le ultime forze, aiutandosi solo con le unghie delle zampette anteriori, si tirava su sul nostro letto e si piazzava in mezzo a noi, come un bambino. E noi lo accarezzavamo, come un bambino.
Alla fine aveva cominciato ad avere qualche convulsione e all’ultima non si è ripreso.
Il veterinario ci ha detto che era inutile continuare a protrarre questa agonia, anche se lo facevamo per il suo bene.
Ci siamo guardati negli occhi con mia moglie e abbiamo preso l’unica decisione possibile a quel punto: piuttosto di vederlo continuare a soffrire, di trascinarsi solo con la ormai debole forza delle zampette anteriori, pelle ossa com’era ridotto…
L’abbiamo portato per l’ultima volta dal veterinario. Solo sul marciapiede del veterinario, prima di entrare, si è tirato un po’ su e ha fatto un debole miagolio.. dopo tanti giorni che non miagolava più.. e poi di nuovo giù..
Siamo entrati dal veterinario che, anche lui con la morte nel cuore, avendolo conosciuto durante questo mese, ha fatto quello che doveva..
Adesso il nostro micio si trovava steso ormai senza vita.. tra le nostre carezze e le nostre preghiere.. e il nostro incancellabile affetto.
Adesso si è ritrovato con la sua mamma Luna e il suo fratellino.
Era il mio micio, si chiama Pelù.

Gaetano Rizza
autore del romanzo Nato negli anni Cinquanta

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