Lettera al padrone Marchionne

Caro Marchionne, lo so, è scandaloso che un uomo dichiaratamente di destra come me non si sia rallegrato del risultato a te favorevole del referendum al quale hai sottoposto i dipendenti della Fiat.
Lo so che tutti quelli dello schieramento politico a cui mi onoro di appartenere si sono felicitati con te, so anche che buona parte dello schieramento a me avverso ha fatto altrettanto..
Cosa ti devo dire.. i miei dicono di essere contenti, ma lo sono solo per partito preso, gli altri, la sinistra, dicono di essere contenti perchè votare per il sì era la soluzione migliore per la Fiat e per i lavoratori stessi.
Io invece credo che anche i comunisti stessi non sappiano più fare i comunisti, anche se qualche distinzione, seppur strumentale, dalla sinistra c’è stata, vedi Vendola, Ferrando, la Fiomm etc..
Ho già raccontato nel mio articolo precedente la mia situazione di prepensionamento forzato (insieme ad altri colleghi) a cui sono stato obbligato dal “Marchionne de noantri” dell’ex mia azienda.
La scuola presso cui insegna mia moglie, dal primo gennaio di quest’anno non è più comunale, ma è diventata una fondazione che, assicurano, manterrà lo stesso trattamento economico e contrattuale dei comunali, come prima.
Anche questo è stato fatto senza considerare l’opinione del dipendenti stessi che pensano proprio che le cose non andranno davvero così, in quanto una volta staccati dal comune, avranno sì, subito, lo stesso trattamento contrattuale dei comunali per forza di cose, ma essendo, la nuova fondazione, una realtà diversa, rimarrà naturalmente sganciata dal comune e proseguirà quindi per i fatti suoi, con meno garanzie di quando era una scuola comunale.
Così tutti gli insegnanti di quella scuola, si sono ritrovati ad essere dipendenti di una realtà diversa da quella per cui hanno lavorato per anni e anni e per la quale avevano fatto precariato, concorsi, accumulato punteggi, etc, etc..
Le garanzie che avevano prima non le avranno più.
Racconto i casi miei e di mia moglie, dirai, ma sono i casi anche dei miei colleghi e dei colleghi di mia moglie.. e di tanti lavoratori in Italia, perchè sembra proprio che i diritti che si erano acquisiti nel secolo scorso, piano piano vengano riassorbiti.
Intendiamoci, il mio non è un discorso a favore dei sindacati perchè spesso sono stato contro il loro volere ottenere per forza delle fette di torta più grosse della torta stessa, per questo non mi ero mai iscritto ad un sindacato, prima che arrivasse in azienda il Marchionne de noantri. La mia dignità non me l’hanno data i sindacati, le mie capacità lavorative e le mie competenze nel mondo del lavoro neanche. E nemmeno il mio essere un lavoratore del 3° millennio dell’era cristiana e non più uno schiavo, mi è stato dato dai sindacati..
Caro Marchionne e cari tutti i Marchioncini che vogliono emulare le tue prodezze, se vogliamo stare al passo coi Paesi che si stanno industrializzando adesso e che ci fanno concorrenza, non dobbiamo utilizzare i loro metodi indiani o cinesi, ovvero, lavoro uguale a schiavitù e mancanza di diritti dignità, e lavorare a testa bassa, perchè questa sembra la strada che state intraprendendo..
Dobbiamo farlo con le capacità di un popolo occidentale, con la testa e non “a calci in culo” come in Cina. Dobbiamo farlo col progresso e non ricattando i lavoratori con un barbaro referendum..
Colpiamo i lavativi, sì, ma non diamo addosso alla civiltà acquisità in secoli e secoli.
Il servilismo non fa per i lavoratori seri e dignitosi.
Hai capito, Marchionne e tutti voi di destra e sinistra che avete applaudito al nuovo modo di essere “padroni”?

Amen

Gaetano Rizza
autore del romanzo Nato negli anni Cinquanta

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2 risposte a Lettera al padrone Marchionne

  1. Massimo scrive:

    mi era sfugito il post precedente, lego le tue considerazioni che, sostanzialmente, convidido. Noi non siamo cinesi e lo schiavismo appartiene al pasato. Non posiamo però negare la obligatorietà di conseguire risultati economici. Purtropo gli eccesi operaistici del pasato obligano, ogi, ad una revizione e il cerino è rimasto acceso nelle nostre mani. si poteva fare meglio qualche *** fa (ad esempio nel 1994 .) con scelte meno dolorose e si potrebe fare anche fra qualche ***, con scelte molto più dolorose. Invece tocca alla nostra generazione.

  2. Le Barricate scrive:

    la soluzione non può esere quella di ridurre le pause da 15 minuti a 10 minuti, perchè come ha deto qualcuno in 10 minuti un cinquantene riesce appena a fare la pipì. tanto per fare solo un piccolo esempio.

    Ma non è questo, ma è soprattutto il clima otocentesco che si está creando nel rapporto del datore di lavoro con il dipendente.

    ripeto, y problemi non si risolvono togliendo libertà e libertà al lavoratore, questa è solo una regresione della società. e está avenendo soto y nostri occhi e molti votano per questa regresione nei referendum.

    perchè non comincia melchiorre a fare andare meglio la Fiat rinunciando ad uno stipendio faraonico?

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