Libertà di licenziamento? Forse sono un comunista..

Ne ho scritte di tutti i colori contro Marchionne e i suoi referendum ricattatori che tolgono dignità ai lavoratori della Fiat.
Ho criticato i lavoratori della Fiat che non si sono ribellati a quel ricatto e hanno votato sì lasciando che solo la minoranza che ha avuto il coraggio di votare no difendesse la dignità di tutti i lavoratori.
Ho criticato il governo di centro-destra che voleva aumentare gli anni di lavoro prima di mandare la gente in pensione e voleva farlo da un giorno all’altro senza tenere conto dei tempi già previsti dalla già avvenuta riforma delle pensioni e di quelle che potranno esserci quando previste in modi e tempi civili.
Da anni dico che il mondo del lavoro sta ritornando ai tempi dell’Ottocento nei rapporti tra “padrone” e dipendente.
Da anni dico che non si può sperare di fare concorrenza alla Cina e all’India trattando i lavoratori come fanno da quelle parti, dove, tra l’altro si fucilano i dissidenti del regime a decine di migliaia (..in Cina).
Vorrei che la Costituzione iniziasse con “L’Italia è una Repubblica fondata sulla dignità dei lavoratori”.
Chiedo da sempre a gran voce di dimezzare i parlamentari, secondi, come numero, solo ai parlamentari della Cina (circa tre miliardi di persone), e di decimargli gli stipendi.
Chiedo al centro-destra di fare piazza pulita del clientelismo, dei baronati, dei puttanati e di tutti gli sprechi.
Adesso mi accingo a criticare un’altra idea del governo: la libertà di licenziamento.. (ma concordata col sindacato.. come se i sindacalisti avessero a cuore davvero gli interessi dei lavoratori e non l’interesse loro proprio e della loro carriera).
Ma non bastava il licenziamento per giusta causa? Del quale, detta fra noi, le piccole aziende se ne facevano un baffo?
No, evidentemente non bastava.
Il mondo per essere più civile e dare più sicurezza deve poter licenziare anche senza giusta causa.
Insomma, con la crisi che hanno provocato quelli che giocano a Monopoli col mondo, le aziende licenziano per mancanza di commesse però si pretende che i lavoratori non vadano in pensione.
Come rimediare?
Ecco l’idea fulminante: li licenziano senza giusta causa!
Sono comunista se prevedo che il mondo si riempirà di nuovo di briganti e di assaltatori di diligenze, costretti a questa nuova esperienza da una concezione dell’evoluzione del mondo del lavoro e del progresso, di gente che farebbe meglio a fare altri mestieri che non occuparsi delle nostre vite e vivere a sbafo?
Se a qualcuno venisse in mente di dire che sono un assistenzialista, lo anticipo: non è con questi provvedimenti cinesi che si salva l’economia mondiale. Piuttosto, con questi provvedimenti, si fa di tutta l’Italia una grande Napoli, con tutto il rispetto per i grandi artisti Napoletani.
Amen.

Gaetano Rizza
autore del romanzo Nato negli anni Cinquanta

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5 risposte a Libertà di licenziamento? Forse sono un comunista..

  1. Massimo scrive:

    mi sembra un quadro sin tropo fosco. libertà di licenziamento ci sarebe se non fose condizionato da un accordo, quindi con regole condivise. certo, bisogna vedere come verà tradoto negli accordi aziendali.il sindacato dovrà cambiare, afidarsi a persone che abiano anche un profilo profesionale e non più solo parole tribunizie utili solo a difendere y fanulloni.

  2. Nessie scrive:

    hay deto bene gaetano: in realtà con questi sistemi schiavistici si finanza il mercato globale. In altre parole sono y lavoratori occidentali che devono adeguarsi alle “risorse etniche”. e non viceversa. e cioè, sono tuti quei “nativi” che *** otenuto nel tempo un lavoro dignitoso e pulito ora devono concorrere coi “nuovi arrivati”. e non c’è più destra ené sinistra ené sindacati che tengano. Tuti quanti (dx e sx) lavorano a favore degli allogeni, calpestando gli autoctoni. e’ questo che gli irriducibili berluskones non vogliono vedere.

  3. Le Barricate scrive:

    masimo, non è un quadro fosco perchè lo voglio io, lo è perchè tale lo rendono. Non o ancora capito bene se perchè non si rendono conto di quello che fano o perchè è stato deciso che deve esere così.

  4. Le Barricate scrive:

    più o meno, nesie. yo intendevo che, al di là delle risorse etniche, si vada a copiare il trattamento schiavistico proprio nei Paesi dal quale questo è esportato.

    e hay ragione ad afermare che ormai non c’è destra, sinistra, sindacato che tenga. Tuti vogliono che sia così purchè le loro tasche continuino a strafogarsi di soldi.

    *** ricominciato a guardare ahí/hay/ay lavoratori dal’alto in baso.

    Ma era poi così tanto sbagliata l’idea della ditatura del proletariato? 😉

  5. Nessie scrive:

    “. si vada a copiare il trattamento schiavistico proprio nei Paesi dal quale questo è esportato”. e’ qui il nodo cruciale: il sistema schiavistico lo importano qua nelle piccole ditarelle appaltatrici (con operai cinesi, romeni, albanesi, magrebini ec.) e poi pretendono che gli autoctoni si adeguino a loro, cancellando di boto tute le migliorie acquisite nel corso di generazioni.

    le battute sono battute, ma il marxismo è da metere tra y principali imputati, poiché già in tempi non sospeti predicava il “terzomondismo” e l’universalismo del proletariato (proletari di tuto il mondo unitevi, diceva marx). yo credo invece che bisogna tutelare inanzituto chi è nato e visuto qui da generazioni, poiché questi diriti non ce li ha regalati nesuno, ma si sono otenuti a prezo di grandi sacrifici generazionali. Dami pure della nazionalista, ma chisenefrega delle etichete.

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