Il domatore di pecore e la dignità

Inutile nascondercelo.
Negli ultimi mesi in Italia si è venuta a creare nell’aria un’alchimia che sta facendo in modo che tutto quello che viene ordinato al popolo, dal nuovo governo, il popolo esegue senza tante storie.
Perfino la sinistra, tanto battagliera col governo precedente, e tanto battagliera, sempre, a toccargli i diritti dei lavoratori, adesso accetta di rinnegare tutte le conquiste che aveva fatto, mettendo da parte i suoi stessi principi nei quali si può trovare l’unico motivo della sua esistenza.
Perfino i lavoratori stessi, gli operai, sembrano ipnotizzati dal lavaggio di cervello che continuano a fargli per inculcare nelle loro, nelle nostre, teste, che il disastro economico è dovuto al loro egoismo: l’egoismo di chi non chiede altro che poter mangiare ogni giorno, in cambio di otto ore di lavoro, e che quando va in pensione sa di dover mangiare anche un po’ di meno di prima per non “pesare troppo” sulle spalle dei giovani.
Mi chiedo se questa strana alchimia favorevole al governo sia davvero provocata dal condizionamento impostoci dall’alto, in ordine di presunta importanza: dalla Merkel, da Sarkozy, da Obama, da Napolitano, da Monti, dalla Fornero e tutta la truppa del governo… o se invece si tratti semplicemente, come sostengo da tempo, di viltà, codardia, pusillanimità, infingardìa, indolenza di tutti gli Italiani?
Insomma qualcosa del tipo: “A me che me frega, basta che vince a Roma!”?
L’ho già detto, io sostengo questa seconda ipotesi.
Eppure basterebbe così poco per tornare ad essere uomini e non più esseri addomesticati dal grande domatore di pecore…
Basterebbe dire basta a lui, al suo ministro piangente del welfare, alla culona, al marito della Brunì e al marito della controfigura di James Brown…
Basterebbe dare un calcio in culo alla moneta unica.
Dite che le conseguenze sarebbero troppo gravi?
Perchè, sono meno gravi quelle che già stiamo sopportando?
E anche se così fosse… quanto vale riacquistare la propria dignità di popolo e di individui?
IL CRONISTA.

Gaetano Rizza
autore del romanzo Nato negli anni Cinquanta

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Il libro parla di una vita vissuta tra vicende e vicissitudini dagli anni Cinquanta ad oggi. Inoltre parla dell’incontro dell’Autore con Roberto Vecchioni, dell’incontro con Dori Ghezzi per il patrocinio della Fondazione De André su alcuni concerti tributo organizzati e interpretati dal protagonista del libro, dei concerti stessi, di viaggi in moto in solitaria, di emozioni a 360°.

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4 risposte a Il domatore di pecore e la dignità

  1. Massimo scrive:

    e’ la mia stesa tesi. la libertà. la sovranità, l’indipendenza, la dignità di un Popolo non *** prezo. si torni subito alla lira. 🙂

  2. flagello scrive:

    Tute y personagi che hay citato (asieme a Confindustria e vaticano) ci *** meso nelle grinfie di un governo meso lì apposta per fare macelleria sociale. yo non credo che gli italiani abiano le palle per ribellarsi; spero solo che se lo ricordino al momento del voto (lo spero, ma ci credo poco).

    Quanto a monti, trovo sempre più insoportabile la sua arroganza-porta-sfiga: dopo il “salva italia”, siamo al “cresci italia” con la liberizazione dei tasì (capirai.); se tanto mi da tanto c’è da toccarsi le palle al pensare a come si chiamerà il prosimo decreto houston_abiamo_un_problema_qui_italia?).

  3. IL CRONISTA scrive:

    va bene, masimo. torniamoci! 🙂

  4. IL CRONISTA scrive:

    flagello, al momento del voto gli Italiani si farano abindolare come sempre da chi gli prometerà questo e chi gli prometerà quest’altro. tanto prometere non costa niente e non ci si perde nepure più la faccia, visto che è scontato che le promese non vengano mantenute. 😉

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