Il popolino va in paradiso


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Mi ricordo che quando ero bambino a volte sentivo certi adulti parlare della gente comune chiamandola “il popolino”. Io, quindi, ero assuefatto alla consapevolezza che esistesse il popolo e poi il popolino.
Piano piano, nel corso degli anni e delle decine d’anni, questo vocabolo era scomparso dal vocabolario degli italiani più o meno contestualmente alla scomparsa dei titoli nobiliari.
Con l’avvento della Marcegaglia prima, poi del reuccio delle automobili (Marchionne), poi del Berlusconi degli ultimi anni che sta con Marchionne, poi di Bersani e la Camusso, si è iniziato a rispolverare almeno il concetto, se non proprio il vocabolo.
L’avvento poi di Monti coi suoi ministri che strapazzano e canzonano quotidianamente la gente comune, convinti come sono che siamo il male da estirpare dalla società, perchè vorremmo poter vivere dignitosamente, mi ha convinto che è ora di ripristinare l’uso di quel vocabolo: popolino.

Ieri sera a Matrix si è parlato della sempre maggior stizza del cittadino comune contro la casta, e che bisogna fare qualcosa per dare un contentino al “popolino” (questo il succo)..
Il fatto è che chi ne parlava, in fondo, non era poi così tanto convinto che il popolino avesse ragione, perchè, guarda un po’, per esempio Vittorio Feltri diceva che quindici mila euro al mese ai parlamentari non sono tanti, visto che lui stesso ne guadagna di più e anche un piccolo professionista scassato in fondo guadagna di più.
Dal Conduttore Vinci a tutti i politici ospiti, dunque, si affermava, che le storture non sono quelle su cui noi ci siamo fissati; le storture sono ben altre, ad esempio, le migliaia di aziende regionali, comunali, provinciali, etc… che pagano i dirigenti favolosamente a suon di centinaia e centinaia di migliaia di euro l’anno, e gli stessi dipendenti costano un patrimonio allo stato.
Bene, ci sono anche queste storture, Ok!
Quindi chissenefrega che i parlamentari non si siano diminuiti gli stipendi, come avevano assicurato che avrebbero fatto a gennaio? In fondo non si sono fatti l’aumento che era già previsto, perciò è come se se lo fossero diminuito (!?).
… E io, che sto a sentire le loro motivazioni sul perchè è giusto che i parlamentari guadagnino quindicimila euro al mese, che anche un piccolo professionista guadagna più di loro, che uno stenografo della camera a fine carriera guadagna quanto il re di Spagna, che una dirigente della provincia di quella regione prende più di Illary Clinton, che il presidente di quella provincia di quella regione prende più del presidente degli Usa, penso: “Ma com’è che io mi sono barcamenato tutta la vita con stipendi da fame?”.
Poi mi sovviene l’ovvia risposta: “Già! Ma io appartengo al popolino…”
… Ma ci sarà, almeno, un paradiso, per il popolino, come per la classe operaia?
IL CRONISTA

Gaetano Rizza
autore del romanzo Nato negli anni Cinquanta

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2 risposte a Il popolino va in paradiso

  1. Massimo scrive:

    E’ anche vero che un parlamentare ha una carriera, per lo più, brevissima e se adempie al suo mandato, dopo dieci anni è fuori dal mercato della sua professione. Personalmente non mi scandalizzano gli stipendi dei parlamentari, ma la loro inaffidabilità politica (veggasi Fini e soci). Ed è verissimo, come scrivi, che il debito pubblico a 1900 miliardi non deriva dagli stipendi dei parlamentari, ma dalle spese clientelari e dalla bassa demagogia tipo quella di fine anni sessanta/inizio settanta a Bologna di far circolare in autobus gratis.

    P.S.: simpatico il captcha con la somma, così vediamo se riusciamo ancora a far di conto senza calcolatore … 🙂

  2. IL CRONISTA scrive:

    Massimo, “il debito pubblico a 1900 miliardi non deriva dagli stipendi dei parlamentari”

    Perfetto, allora quasi quasi glielo raddoppierei.. tanto… se non incide… Poverini.

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