Fornero: il problema dei lavoratori? Tre righe!

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L’odiosa “professoressa di welfare” Fornero in conferenza stampa ha tirato fuori il documento di una pagina e mezza che tratta della riforma del lavoro per mostrarlo ai giornalisti, dicendo: “Vedete? Su una pagima e mezza l’art. 18 occupa tre righe. Vedete quanto poco spazio occupa?”
Infatti noi lavoratori sessantenni – cacciati dai posti di lavoro causa crisi (per poi vedersi spostare le finestre d’uscita per percepire la pensione, quindi rimasti senza stipendio e senza pensione: questo succede nelle piccole aziende…) per essere sostituiti da giovani pagati la metà di noi, che devono lavorare a testa bassa e fare straordinari non pagati per non dispiacere i marchioncini, altrimenti questi ultimi non possono comprarsi la porsche ultimo modello – sappiamo bene che per molti datori di lavoro con piccole aziende siamo considerati solo un piccolo problema fastidioso della consistenza di appena tre righe, da poter mettere in mezzo alla strada. Infatti, così fanno.
Questo dimostra, cara professoressa di welfare, se mai ce ne fosse bisogno, che il problema non è quello di rivedere l’art. 18 al ribasso, semmai è quello di estenderlo anche alle aziende con meno di quindici dipendenti.
Ma voi milionari non capite un cazzo perchè avete gli occhi come quelli di Paperon de’ Paperoni, con i dollari stampati sopra.
Cosa ve ne frega a voi se poi i sessantenni che avete esodato all’italiana, anzi alla napoletana, e dai quali contestualmente pretendete più anni di lavoro (ma si puo?), rimangono senza sostentamenti per sè e per le proprie famiglie, e spesso anche con l’impossibilità di pagarsi gli ulteriori anni d’Inps da voi pretesi?
Già, cosa ve ne frega?
Cari Monti e Fornero, professori dementi del cacchio, tornatevene a casa e tiratevi dietro la vostra spocchia, prima che vi facciate male.
IL CRONISTA
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8 commenti to Fornero: il problema dei lavoratori? Tre righe!

Gert dal Pozzo
23 marzo 2012

Condivido tutto.

(Evito di dire quello che penso io della Fornero perchè tutte le volte che l’ho fatto mi hai censurato con degli asterischi filogovernativi)

IL CRONISTA IL CRONISTA
23 marzo 2012

Gert, lo sai che sono un filogovernativo per eccellenza :))

Gert dal Pozzo
23 marzo 2012
IL CRONISTA IL CRONISTA
23 marzo 2012

Avevo visto un pezzo dell’intervista nei tg, e penso che Tonino o’ laureato, che ammiro veramente molto poco, in questo caso stia dicendo delle cose assolutamente condividibili.

Giuseppe
1 aprile 2012

Questa non è una riforma e questo non è un Governo; questi sono un tentativo contro. Il Ministro dell’Ambiente che vuole gli OGM: quindi Ministro contro l’ambiente. Il Ministro del Lavoro contro i lavoratori: quindi Ministro contro il Lavoro. Il Ministro per lo sviluppo economico che, stando al Governo e seguendone la linea di abbassare salari e pensioni, crea recessione: quindi Ministro contro lo sviluppo economico.
Un piano ben studiato in tacito accordo con Confindustria, Finanza e destra internazionale per togliere diritti ai lavoratori e ridurli a schiavi sudditi.
Un esempio? Ieri sera sono uscito con un mio amico insegnante che, avendo maturato diritto a pensione con le vecchie regole, ovvero quelle non colpite forse incostituzionalmente, ha chiesto la pensione: è riuscito a sfuggire alla mannaia del contributivo: di circa 1800 e rotti euro ne percepirà 1700 circa. Se non fosse andato in pensione e, quindi, dal 2012 in poi gli sarebbe stato applicato il contributivo, sapete di quanto gli sarebbe calasto – avete letto bene, calato non aumentato – ogni mese l’importo della sua futura pensione? Mi ha detto che si tratta di 10 euro di pensione al mese: 120 euro l’anno. Cioè, se si fosse trattenuto, che so, cinque anni in più al lavoro, la sua pensione, di 1700 euro, dato che lo stipendio per gli statali è bloccato, sarebbe calata di 120 euro l’anno per cinque anni, uguale: 600 euro. Ovvero, lavorando cinque anni in più, per effetto del contributivo che avrebbe eroso il suo retributivo, se la matematica non è una opinione e se ho avuto notizie precise, la sua pensione sarebbe stata di 1100 euro invece di 1700 euro.
Questa somiglia più a una riforma o a una trappola?
Bene, ovvero male: pensate a quanti, contrariamente a lui, non possono ancora andare in pensione per l’innalzamento del limite di età pensionabile e che sono a retributivo o misto. Che ne sarà di loro, della loro pensione, dei loro programmi di vita e della loro vita?
Stanno facendo una rivoluzione all’incontrario. Stanno distruggendo lo stato sociale, e lo Stato: perché io dubito che tale modo di governare possa essere considerato fedele allo Stato; non lo è certamente verso i cittadini, che sono il motivo per cui esiste lo Stato.

Giuseppe
2 aprile 2012

In merito alla mia precedente relativa al calo delle pensioni retributive per effetto del contributivo, per chi si ferma la lavoro dal 2012, non riesco a capacitarmi. C’è qualche esperto che sappia spiegarmi se effettivamente le cose stanno come mi è stato riferito oppure se quanto da me esposto è dovuto a mia errata informazione?
Perché la cosa mi sembra effettivamente incredibile.
Grazie se qualcuno potrà chiarire l’argomento: Spero di essermi sbagliato.

titti
18 aprile 2012
Giuseppe
18 aprile 2012

In Germania si guadagna il doppio e i prezzi sono la metà, la Germania è come un padre di famiglia che, soffrendo di nervi (la paura dell’inflazione), costringe tutti i suoi familiari sani a prendere psicofarmaci; col risultato che, quando lui è guarito, tutti i suoi familiari si sono ammalati. Il succo è che la Germania dà agli altri Paesi d’europa ricette che lei non applica, dato che è l’unico Paese che ancora non ha recessione e ha uno Stato sociale migliore di quello che a noi stanno togliendo chiamandolo “privilegi” o “interessi particolari di categorie particolari”. E noi saremmo quelli che hanno fatto il passo più lungo della gamba, il Paese del bengodi? I nostri prezzi sono il doppio, guadagniamo la metà, lavoriamo di più e male, abbiamo l’età pensionabile più alta del mondo, nessuno stato sociale a fronte delle imposte e dei versamenti contributivi e per la Sanità più alti del Mondo, ci stiamo cinesizzando come legislazione del lavoro…
Non è che qualcuno rischia di distruggere non solo lo stato sociale ma, parlando di una crisi,e di un baratro peraltro ancora non dimostrato, addirittura lo Stato stesso? Perlomeno il risultato è questo: ormai la fiducia verso lo Stato dei cittadini è notevolmente calata, dato che non sembrano più esserci diritti acquisiti che vengono tolti d’arbitrio a colpi di decreti legge e fiducia, esautorando di fatto il Parlamento. Il risultato è che, esautorato anche lo Stato, avrà mano libera l’imprenditoria privata e le leggi di mercato che avranno più valore della democrazia. Il risultato è che la Germania, usando la scarsa intelligenza dei nostri rappresentanti, sta risucchiando le energie degli altri Paesi per rinforzarsi sempre più . E i nostri rappresentanti, se così possiamo chiamarli, assecondano, togliendo sangue ai loro figli per rimpolpare i tedeschi. Bel modo di concepire lo Stato unico Europa: guerra fredda e sotterranea del più forte contro i più deboli e mal rappresentati.
Se continua così Monti innescherà un circolo vizioso di aziende che chiudono e licenziano perché nessuno ha soldi per comprare, aumenteranno ancora di più i disoccupati e ancor più aziende chiuderanno e così via, in una sempre più veloce recessione.
E chi se ne avvantaggerà sui mercati solo falsamente uniti d’Europa? La Germania, che continua a produrre e prosperare e esportare.
Direi anche che sarebbe bene cambiare radicalmente modello di sviluppo, io sarei addirittura per statalizzare tutto vietando l’imprenditoria privata, e cambiare le produzioni, passando a ciò che serve, energie alternative, agricoltura di nicchia, turismo eco compatibile e che rispetti le peculiarità di ogni zona invece di omologare tutte le zone al gigantesco fast food che sta avvilendo e assimilando tutte le, una volta, più belle zone del Mondo, ecc., e eliminando la solita paccottiglia inutile e dannosa che ancora appesta la Tv con la sua pubblicità, auto, cellulari, e quant’altro di inutile. Occorrerebbe anche un coordinamento globale dei sindacati con azioni e strategie globalizzate.

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