Il Dio degli uomini lo è anche degli animali?

Oggi ci promuoviamo a sito filosofico, toh!
La domanda ci è sorta spontanea ieri mentre scrivevamo l’articolo “Quando Dio pensò l’uomo“.
Ed è la seguente: “Ma il Dio degli uomini, che è anche il Dio di tutto l’universo, è anche il Dio degli animali?”.
Perchè questa domanda?
Perchè ammesso che si possa dire che la specie umana abbia un Dio, e non sia piuttosto solo un mero desiderio dei più deboli per sperare in un riscatto nell’altra vita – cosa che man mano che mi passano gli anni, purtroppo, credo sempre più verosimile – ma questo Dio degli umani, sarebbe per caso lo stesso Dio che permette i viaggi in condizioni incredibilmente crudeli sui camion che attraversano l’Europa dei cavalli e dei bovini che arrivano a destinazione distrutti senza poter reggersi sulle zampe e quando li trascinano fuori dai camions è soltanto per mandarli al macello sparandogli prima un colpo di pistola in fronte, in mezzo agli occhi?
Ed è anche lo stesso Dio che ha creato i polli, i conigli, che vengono cresciuti a mangime di dubbia qualità in campi di concentramento per poi, quando ben pasciuti, potergli tirare il collo affinchè soddisfino la nostra fame di mangiatori di bestie?
Ogni tanto guardo il mio gatto per il quale nutro un grande affetto, e lo faccio giocare e dormire con me come se fosse un cristiano, e mi domando se, per caso, lui, non possa sperare in altro Dio che non sia il mio affetto.
Scusate la divagazione.
IL CRONISTA

Gaetano Rizza
autore del romanzo Nato negli anni Cinquanta

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Il libro parla di una vita vissuta tra vicende e vicissitudini dagli anni Cinquanta ad oggi. Inoltre parla dell’incontro dell’Autore con Roberto Vecchioni, dell’incontro con Dori Ghezzi per il patrocinio della Fondazione De André su alcuni concerti tributo organizzati e interpretati dal protagonista del libro, dei concerti stessi, di viaggi in moto in solitaria, di emozioni a 360°.

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6 risposte a Il Dio degli uomini lo è anche degli animali?

  1. Josh scrive:

    salto a piè pari l’interrogativo su Dio, e passo agli animali.

    dal post:
    “….viaggi in condizioni incredibilmente crudeli sui camion che attraversano l’Europa dei cavalli e dei bovini che arrivano a destinazione distrutti senza poter reggersi sulle zampe e quando li trascinano fuori dai camions è soltanto per mandarli al macello sparandogli prima un colpo di pistola in fronte, in mezzo agli occhi?”

    manca nella casistica la macellazione halal,
    o gli esempi di capra sgozzata lasciata in agonia a gocciolare sangue dai terrazzi dei palazzi,
    barbarie peggiore anche di questa descritta

  2. IL CRONISTA scrive:

    Lo so, caro Josh. La casistica delle crudeltà inflitte dagli umani agli animali è ampia. Ma è ampia anche la casistica delle atrocità che gli umani infliggono ai loro simili…
    E un discorso lungo…

  3. Giuseppe scrive:

    Questo Mondo, lo abbiamo fatto noi, così.
    Non credo che le sofferenze inflitte dall’uomo agli altri animali, come quelle inflitte dall’uomo agli altri uomini, ed alla Terra stessa, dipendano da Dio: questo non è il Mondo come lo ha creato un eventuale Dio; questo è il Mondo come “noi” lo abbiamo fatto o, passivamente, accettato. Lo dico da vegetariano ultratrentennale. La morte dei miei gatti è stata per me un dolore tremendo le cui ferite ancora non si sanano, nel mio animo; mi continuano a tormentare vita natural durante. Non solo per il dolore della loro sofferenza e della mia, ma per la consapevolezza che, dagli altri animali uomini, quasi sempre, tale morte e dolore sono vissute come morti e dolori di esseri di una divinità minore. In realtà, tale idea, che corrisponde forse a inconsapevole bestemmia, per chi sia credente – io sono agnostico – , è dovuta non ad un Dio che distingue ma a uomini, che, sia per lucro, per convenienza, sia per abitudine e insensibilità, sia per incapacità, derivante da scarsa intelligenza, non capiscono quanto gli altri animali siano, similmente a noi, sensibili, attenti ed intelligenti; e capaci d’amore . Forse esagero nel dire “come noi”.
    Per Pasqua, come per il resto della nostra vita, asteniamopci dal mantenere le lobbies dei macellai e non mangiamo l’abbacchio, evitiamo la strage periodica.

  4. IL CRONISTA scrive:

    Caro Giuseppe, quest’anno con mia moglie abbiamo dciso di non mangiare agnello, vogliamo contribuire ad evitare la strage di questi dolci animali 🙂
    Buona Pasqua a tutti!

  5. Giuseppe scrive:

    Inserisco, proprio per Pasqua, un bellissimo brano di Fabio Tombari, sperando di non violare nessuna regola dei diritti d’autore, che non conosco bene.

    Quella mattina piovve, e le pecore allo scoperto ebbero molto da fare a tener sotto gli agnelli che avrebbero voluto correre e saltare sull’erbetta bagnata. Li tenevano fermi con le gole sul dorso, mordendoli piano sugli abitini di lana per non far loro del male.
    Laggiù la città immensa formicolava di luci. E arrivarono gli autocarri.
    Vennero presi tutti gli agnelli, chiusi in ceste, caricati su: e l’aria fu piena di belati e di fragore.
    Il giorno dopo la terra tremò percossa dal tuono.
    Dell’agnellino ucciso non restò nulla, all’infuori di quella poca carne presto venduta e di qualche goccia di sangue davanti alla macelleria, che gli scopini cancellarono nella mattinata stessa; quando il battito di quel piccolo cuore si arrestò, niente che s’arrestasse con lui. Il tempo avanzava ugualmente sul ritmo del mare. Di quella luce d’oro che aveva negli occhi, nulla.
    Nella luminosità delle cose niente di mutato.
    Da:
    “L’agnello di Pasqua”
    Fabio Tombari, “Il libro degli animali”, Mondadori, 1a edizione 1935.

  6. Giuseppe scrive:

    Bravi; così aumenterete il numero degli uomini di buona volontà, di quelli che non uccidono e poi danno la colpa ad una Divinità che lo permette. Di quelli che, loro, “fanno” il Mondo come vorrebbero, migliore.
    Non saremo noi degli utopisti, dei sognatori; gli altri, quelli che pretendono di poter continuare a vivere distruggendo il pianeta e le creature, di poter, per il loro comodo, continuare a vivere distruggendo e consumando più risorse di quante sia possibile rigenerarne, loro sono gli utopisti, sognatori di un incubo. La dimostrazione che il loro modo di vivere è una utopia impossibile, ed i loro sogni incubi da proporre come modello di vita, è dimostrata dal fatto che è ormai evidente come la Terra, se si continuerà così, sarà destinata alla fine e anche i vventi che la abitano.
    Buona Pasqua a voi e, anche a tutte le creature risparmiate, così sarà veramente Pasqua per tutti, una vita condivisa insieme e non una sopravvivenza, una guerra: la legge del più forte.

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