Divagazioni sul tema

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E’ veramente triste constatare come la società stia tornando sui propri passi.
Mentre fino a pochi anni fa si faceva di tutto per riconoscere ai lavoratori uno status di persone, oggi si ritorna a considerarci alla stregua di animali da soma.
Come se il mondo, davvero, debba essere quella famosa valle di lacrime e non, piuttosto, esserlo sempre meno, per via del progresso.
Ma allora a cosa serve il progresso? E la cultura? E la scienza? E l’arte? Servono solo e sempre a quel famoso, indicativo, 10% di uomini che posseggono il 90% della ricchezza?
Come può il mondo pensare che sia giusto ciò?
Ma davvero quando Dio ha creato l’uomo voleva questo?
Ma davvero per colpa di Adamo ed Eva miliardi e miliardi di persone in ogni epoca, e da millenni, devono soffrire per sopravvivere, mentre quei pochi se la godono alle nostre spalle?
Mi sa che qua, se ci si ragiona solo un po’, la fede, per chi ce l’ha, non possa che vacillare.
Chiamatela riflessione, chiamatela come volete, ma permettetemi questa divagazione.

IL CRONISTA
Divagazioni sul tema

Gaetano Rizza
autore del romanzo Nato negli anni Cinquanta

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Il libro parla di una vita vissuta tra vicende e vicissitudini dagli anni Cinquanta ad oggi. Inoltre parla dell’incontro dell’Autore con Roberto Vecchioni, dell’incontro con Dori Ghezzi per il patrocinio della Fondazione De André su alcuni concerti tributo organizzati e interpretati dal protagonista del libro, dei concerti stessi, di viaggi in moto in solitaria, di emozioni a 360°.

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2 risposte a Divagazioni sul tema

  1. Massimo scrive:

    E’ una riflessione legittima. Non sono adatto ad interpretare la religione, ma sul 10/90 qualcosa ho da dire. Non siamo tutti uguali. Ci sono quelli più intelligenti e quelli meno e anche quelli proprio cretini. Ci sono quelli che si industriano e i lavativi che vivono alle spalle altrui. Ci sono quelli attivi e quelli che aspettano solo di essere aiutati. Lo vediamo anche in occasione dei terremoti che colpiscono la nostra Italia. Allora una differenza è giusto che ci sia. Posso arrivare ad affermare che è giusto che un 10% della popolazione mondiale sia straricca e possieda il 90% della ricchezza. Se lo ha guadagnato con il lavoro proprio e della propria famiglia. Ma il restante 90% della popolazione deve poter essere messo nelle condizioni di vivere ben più che decorasamente del proprio lavoro. E’ giusto che i lavativi e i fannulloni facciano la fame. NOn è giusto che chi vuole lavorare sia emarginato e chi ha lavorato onestamente e bene per decenni sia accantonato e calpestato nei suoi diritti acquisiti.

  2. IL CRONISTA scrive:

    Massimo, in tema di 10/90 ti dirò che siamo abbastanza d’accordo su tutto nella proporzione suddetta: 10% sono d’accordo con te (la parte in cui dici che chi ha fatto il proprio dovere nella vita non possa essere accantonato e calpestato nei diritti acquisiti. Per il rimanente 90% in cui parli di gente che può essere straricca (ma succede anche indipendentemente dall’intelligenza e dalla bravura) e gente (lavativi, cretini, etc) che può fare la fame sono molto meno d’accordo. Tutti gli esseri che nascono devono poter vivere decorosamente, anche i più incapaci, perchè non sono nati di propria iniziativa, perchè non siamo un mondo di animali e, non ultimo, perchè costano di più alla società da indegenti o delinquenti che se gli fosse dato uno stipendio minimo comunque.
    Per finire ci sono persone che non appartengono a nessuna delle due categorie (quelle degli intelligentoni e degli incapaci), sono quelli che pur essendo delle ottime persone fanno una vita da fame perchè non sono furbi o cattivi abbastanza. Questi non devono vivere col 10% lasciato loro, come briciole, dai pescecani del mondo.
    Ribadisco: la differenza tra chi guadagna poco e chi guadagna schifosamente troppo è immensa. Per questo ci sono i ladri.
    La differenza deve essere minima per potere essere una società civile che non sia basata soprattutto sull’ingordigia. Non ci sarebbe più delinquenza. E comunque esistono sempre le galere dove mantenere la gente a costi ben più alti che dando loro un salario minimo garantito.

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