La campagna barbarica di Monti

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Mario Monti in versione elettorale approda alla trasmissione di Daria Bignardi “Le invasioni barbariche” e la conduttrice si fa crocerossina per salvare l’immagine del presidente del consiglio uscente che non gode dei favori che si era aspettato “salendo” in politica.
Ci prova in tutti i modi, la Daria, persino mettendogli un cagnolino, che intenerirebbe anche lo stesso Frankstein, in braccio. Infatti anche Rigor Montis riesce quasi ad assumere sembianze umane.
Questo spettacolino, insieme a vari filmati di propaganda che lo ritraggono a casa sua, in mezzo alla sua famiglia, tra figli e nipotini – che hanno la stessa funzione del cagnolino della Bignardi, ovvero umanizzarlo – fanno parte del piano di recupero dell’immagine del Monti, che proprio non riesce a superare quelle minime percentuali di gradimento che gli Italiani gli assegnano, pur nella versione elettorale.
Il guru che ha affittato da Obama deve essere stato molto prodigo di consigli di questo tipo. Ma il guru americano, come Monti stesso, non ha la minima idea della vita che fanno in questo momento molti Italiani esodati, prepensionati poi posdatati, rottamati dalle ditte in crisi, madri di famiglia che pensavano di essere arrivate al traguardo della pensione e se lo sono viste spostato da un mese all’altro.
No! Non ne hanno la minima idea.
Altrimenti Rigor Montis si asterrebbe dall’ostentare benessere e tranquillità ottenuti alle spalle dei sacrifici, degli stenti e, in molti casi, dell’olocausto, delle famiglie italiane.

IL CRONISTA
La campagna barbarica di Monti

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