Per Vittorio Feltri ci suicidiamo ancora poco

vittoriofeltri
(L’articolo si può ascoltare su YouTube).
Aveva ragione Monti, bonanima, a dire che non avendo ancora raggiunto il numero di suicidi della Grecia non c’era poi così tanto da preoccuparsi. E avevano ragione anche coloro che, dal governo, minimizzavano i suicidi dei nostri concittadini rimasti senza stipendi, nè pensioni, nè lavoro, declassandoli a semplici fenomeni di emulazione.
Infatti Vittorio Feltri stamane ha pubblicato un suo articolo nel quale ci spiega che gli Italiani ci suicidavamo molto di più negli anni novanta con la percentuale di 8,3 ogni 100.000 abitanti mentre oggi siamo solo al 5,6%. Poi, aggiunge, che siccome il numero rimane anche molto al di sotto di quelli della Francia e della Germania, in pratica siamo a cavallo, non per niente abitiamo nel Paese del sole. La sua riflessione finale è che ci si suicida per troppo benessere e non per miseria. Pare anche che un altro giornalista, il simpaticone Filippo Facci, coi suoi articoli faccia opera di pompiere del fuoco lanciando moniti che a enfatizzare le notizie dei suicidi, come dire, si fa il gioco degli emulatori, ovvero si dà spago a coloro che inseguono questa nuova moda estrema. Non leggo i suoi articoli, ma ne parlavano stamane al TgCom24.

Vedi? I diversi modi in cui si possono interpretare le cose?
C’è chi vede i suicidi come gesti estremi di disperazione di gente che non sa più come mantenere le proprie famiglie a causa della casta che protegge sè stessa ma non protegge allo stesso modo i lavoratori, dipendenti o autonomi che siano, e c’è chi vede invece in questa forma di autosoppressione una disdicevole moda di gente depravata ed esasperata dalla noia, in voga soprattutto tra i disoccupati, gli esodati e i pensionati al minimo.

IL CRONISTA
Per Vittorio Feltri ci suicidiamo ancora poco

Gaetano Rizza
autore del romanzo Nato negli anni Cinquanta

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Il libro parla di una vita vissuta tra vicende e vicissitudini dagli anni Cinquanta ad oggi. Inoltre parla dell’incontro dell’Autore con Roberto Vecchioni, dell’incontro con Dori Ghezzi per il patrocinio della Fondazione De André su alcuni concerti tributo organizzati e interpretati dal protagonista del libro, dei concerti stessi, di viaggi in moto in solitaria, di emozioni a 360°.

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