L’importanza di chiamarsi Ligresti e non Cucchi

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Ebbene sì, signori! E’ sotto gli occhi di tutti come il trattamento in carcere sia diverso secondo il cognome che porti. Sappiamo tutti la fine che ha fatto in carcere il povero Stefano Cucchi che, per quanto uno voglia dirne, nessuno pensa che avrebbe dovuto morire in carcere, per giunta  nelle condizioni in cui è morto. Ma evidentemente i suoi amici e parenti non avevano in tasca il numero di cellulare né la mail del ministro della giustizia di quei tempi e neppure della Cancellieri, evidentemente. Altrimenti era cosa fatta: oplà, e Stefano sarebbe immediatamente andato agli arresti domiciliari sotto le cure amorevoli della mamma.

Destino diverso è toccato a Giulia Ligresti per il solo colpo di fortuna di trovarsi in tasca, lei o chi per essa, il numero di cellulare dell’Anna Maria Cancellieri. Vedi i casi della vita come possono cambiarti la vita, appunto.

In effetti è risaputo che noi poveri comuni cittadini mortali (non per niente…) che siamo incarcerati per errori nostri o della giustizia, se ci troviamo veramente male in carcere tanto da morirne di crepacuore o di suicidio, telefonando alla Cancellieri veniamo subito mandati a casa… Come no!

E cosa dire delle giustificazioni della ministro? Una comare e una portinaia saprebbero giustificarsi con motivazioni più alte. E cosa dire delle giustificazioni che gli addetti danno? Caselli: “L’interessamento della ministro non ha influito sulle decisioni che si stavano già prendendo nei riguardi della Ligresti”, bene, ma uno potrebbe rispondergli che l’interessamento comunque c’è stato, e che lo scopo dell’interessamento era quello di influire. Stessa cosa dall’amministrazione del carcere: “Sì, ha telefonato per avvisarci che Giulia avrebbe potuto suicidarsi, ma non ho riferito a nessuno della telefonata perché, guarda caso, era un caso che stavamo già valutando…)

…Cioè, correggetemi se ho frainteso: l’amministrazione del carcere riceve una telefonata del ministro della giustizia che in pratica li avvisa che se la carcerata si suicida la responsabilità ricadrebbe su di loro in quanto il ministro stesso li ha avvisati che quel soggetto non è un comune mortale e il carcere non lo sopporta… e cosa fa (l’amministrazione del carcere)? Dice: “Ma no.. lasciamola in galera” oppure dice: “Azz! Ha telefonato o’ ministro.. Chista se more ‘n carcere so cazzi nostri…  dite a chi di dovere che deve uscire.. io nun m’a piglio sta responsabilità… né guaglio'” … ora dialetto più, dialetto meno.

Dalla liberazione dal carcere di Giulia Ligresti e poi relativo patteggiamento della pena, la signora adesso è una persona libera… ma nelle carceri italiane la gente continua a morire e la Cancellieri interessandosi della Ligresti non ha risolto certo il problema a lei “tanto a cuore”. Ha soltanto fatto un favore a una sua amica che porta un cognome importante in certo ambiente italiano.

Ma con tutto ciò la cosa poteva passare anche inosservata nel magma del malcostume italiano, se non fosse che a un altro personaggio inviso ai giudici, invece, per una telefonata d’interessamento per non far passare la notte in carcere a una ragazza. gli sono stati fatti vedere i sorci verdi con la motivazione comoda che “l’azione penale è doverosa! Perché prendersela coi magistrati che fanno il loro dovere?”. Ok, adesso vedremo se l’azione penale è doverosa nei confronti di tutti o va solo a capriccio dei magistrati, come da sempre penso io.

IL CRONISTA

L’importanza di chiamarsi Ligresti e non Cucchi

 

 

Gaetano Rizza
autore del romanzo Nato negli anni Cinquanta

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3 risposte a L’importanza di chiamarsi Ligresti e non Cucchi

  1. Massimo scrive:

    In realtà la differenza c’è. Uno è stato picchiato fisicamente, l’altra è stata piegata psicologicamente. Uno era un tossico, l’altra … francamente non ho ben capito cosa le sia stato personalmente imputato. A me, da osservatore esterno, sembra che un grande gruppo assicurativo sia stato sfilato ai Ligresti per consegnarlo all’Unipol e non vorrei che fossero le prove generali per analogo traguardo con Mediaset …

  2. IL CRONISTA scrive:

    A me, vedendo le cose dal di fuori come te, pare che i Ligresti fossero gentaglia che hanno venduto una delle proprie attività in forte perdita alla società di proprietà “La Fondiaria” realizzando 28 milioni e facendo pagare le perdite alla società. Comunque non m’interessa granché la cosa. Si parlava di morti in carcere e anche Cucchi era una persona.. certo non degna di avere in tasca il n° di cell di cotanta degna persona come la Cancellieri… Lui non si spostava con l’aereoplanino personale come Giulia e gli altri della famiglia per andare a fare le commissioni. Lui non ha neppure mai lavorato per il capo famiglia Ligresti come invece pare il figlio della Cancellieri. Boh! Ultimamente ti ho visto parlare di NEGRI come se niente fosse e adesso di ragazzi “tossici” che, contrapposti in un esempio alla Ligresti, possono anche morire di botte in carcere… al di là del fatto che la legge dovrebbe (ma non lo è) essere uguale per tutti. Per i ricchi trafficoni come per l’ultimo “tossico” di questo mondo… Insomma per te la vita di chi è in galera perché traffica in soldi alle spalle degli altri ha più valore e merita di non marcire in galera, mentre di un povero sventurato magari non si doveva venire neppure a sapere che è morto in carcere con evidenti tracce di violenza sul corpo… solo perché, pare, non era nel giro “bene” di un ministro…

  3. Massimo scrive:

    “Ultimamente ti ho visto parlare di NEGRI come se niente fosse e adesso di ragazzi “tossici” che, contrapposti in un esempio alla Ligresti, possono anche morire di botte in carcere” Eh no, non attribuirmi frasi che non ho scritto. Ho sottolineato che una ragione per Cucchi di stare in galera c’era, per la Ligresti non mi pare. E che uno è stato piegato fisicamente, l’altra psicologicamente. In nessun caso ho approvato l’uso della violenza fisica o morale. Ribadisco la mia opinione: tutto mi puzza finalizzato a sottrarre al Ligresti (non allineato con i poteri forti dominanti ma in odore di berlusconismo) un grande gruppo assicurativo.

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