Marino imbucato nel viaggio del Papa

marinoMarino imbucato nel viaggio del Papa

E così continua la moda dell’imbucamento dei politici nelle occasioni speciali con risonanza mondiale, che siano questi, viaggi e voli di stato, o che siano, adesso, anche viaggi di stato sì, ma dello stato del Vaticano.
Avevamo iniziato ad averne sentore con l’imbucato numero uno, tal Mastella da Ceppaloni, che aveva approfittato di un passaggio sull’aereo di stato offertogli dal benemerito Rutelli (quello che aveva nelle casse del partito ormai defunto circa venti milioni di euro, ma a sua insaputa), per portare i figli (imbucati anch’essi nell’aereo) a vedere una partita del Milan. Avevamo continuato ad averne sentore con l’uso dei voli di stato della Serracchiani per andare a partecipare a Ballarò. Ne avevamo avuta conferma con l’imbucata nonché portoghese, presidentessa della camera Boldrini che si era imbucata col suo compagno e il suo entourage nel volo di stato di Letta in occasione dei funerali di Mandela, etc…
In fondo bisogna capirli, hanno bisogno, come tutti i ragazzi di oggi, di un grande ed indimenticabile selfie, per mostrarlo orgogliosi.
Ultimo selfie di questo genere è quello di quel poverino del sindaco di Roma, Marino Ignazio, che, appunto, s’è imbucato in qualche modo nell’avvenimento mondiale del viaggio del Papa in America facendo in modo di essere in prima fila a Philadelphia e rompendo non poco le palle ai cerimonieri per essere ricevuto più di una volta da Papa Francesco. Come detto con non poca stizza dal Papa stesso in un’intervista concessa ai giornalisti in aereo, e confermato con aggiunta dei particolari da Monsignor Paglia rispondendo ad una domanda trabocchetto di “La Zanzara”.
Ma povero Marino… Si meritava questo selfie dopo tutte le vicende accadute nella città della quale è sindaco, che non è Canicattì, ma Roma.. Pensate a Mafia capitale, al funerale Casamonica, ai problemi della sua giunta, ai problemi col suo partito, ai problemi con l’opposizione… Non c’è che dire, è dura. Ma lui stoicamente se ne era stato per tutto il periodo prefissato di ferie negli Usa, ai Caraibi. Come un qualsiasi fattorino di un’azienda che ha il diritto di pretendere che il suo periodo di ferie sia sacro. Strano che non si sia rivolto ai sindacati, forse perché lui stesso sa che i sindacati non solo sono completamente inutili, coi governi Renzi e precedenti post Berlusconi, ma anzi ci vanno a cena insieme e li aiutano a mettere un bel po’ di vaselina in quel posto ai lavoratori?
Ma Marino lo vogliamo mettere nella categoria dei lavoratori?
Caro Marino, ammettilo una buona volta: sei vergognoso, senza se e senza ma.

Gaetano Rizza

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