Funerale di un anarcoide

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Un paese del Piemonte, ai confini della Liguria. Una quindicina di persone in tutto: undici appartenenti alla famiglia riunita, quattro persone che lo avevano conosciuto negli ultimi tempi.
Non lo vedevamo da 21 anni, da quando il suo carattere da sempre potenzialmente insofferente a regole e convenevoli aveva preso il sopravvento e lo aveva fatto allontanare dalla sua famiglia per vivere altre esperienze sregolate… Insoddisfatto di avere messo su una famiglia di gente normale, l’ha abbandonata. Nessuna notizia ufficiale, nessun contatto, eccetto qualche voce da qualche parente. Cosa aveva fatto quest’uomo in questi ventun anni? Non si sa bene… ma negli ultimi anni aveva bisogno di essere curato e un suo fratello minore, l’unico maschio rimasto tra i suoi fratelli, se ne era preso cura con grande sacrificio, ricevendone in cambio pochissima gratitudine, ma riuscendo comunque a mettere insieme la famiglia del fratellone almeno per portarla al funerale e per fargli avere un funerale degno.
Cosa rimane degli effetti personali? Pochissime cose inaspettate: fotografie della sua vecchia famiglia, nelle varie epoche, i figli piccoli, poi ragazzi e giovanotti, la moglie ragazza poi donna; fotografie di qualche amico della gioventù… Una foto sua vestito da alto prelato… in fondo aveva un cuore anche lui e si è portato sempre dietro le foto della famiglia che aveva lasciato, in età ormai molto matura, come un ragazzino.
Nella casa vecchia e abbandonata abbiamo trovato nei cassetti le fotografie di famiglia che non vedevamo più da ventun anni, brevetti di alcune invenzioni… anche di un motore che produce energia senza consumarne, sfruttando la fisica terrestre… vecchi sogni, una fisarmonica che sapeva suonare benissimo, ricordo ancora la Cumparsita suonata da lui nelle feste di famiglia o di paese. Ancora qualche libro sulla fisica e vecchi libri di scuola dei suoi figli; ho riconosciuto subito la copertina del mio libro di latino delle medie “Vivida Tellus”, ho riconosciuto la copertina dell’Iliade dal quale avevo imparato a memoria molte strofe…: “e qual dei numi inimicolli? Il figlio di Latona e di Giove irato al sire destò quel Dio nel campo un feral morbo, e la gente peria, colpa d’Atride che fece a Crise sacerdote oltraggio…”
Ho rivisto i vecchi mobili di famiglia coi quali siamo cresciuti, la cristalliera antica, coi vetri colorati… ho rivisto altre immagini nella mia mente…
Un funerale degno, per un uomo che ha rifiutato le convenzioni e che è morto assistito dal suo fratello più piccolo con la moglie, che negli ultimi giorni ha chiamato mamma.
Il funerale di un uomo scampato alla seconda guerra mondiale, che non aveva capito bene da che parte stare, ma aveva scelto.
Il funerale di un uomo di settantotto anni, con la sua storia, grande, povera, chi può dirlo?
Un pugno di terra sulla bara…

Gaetano Rizza
autore del romanzo Nato negli anni Cinquanta

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Il libro parla di una vita vissuta tra vicende e vicissitudini dagli anni Cinquanta ad oggi. Inoltre parla dell’incontro dell’Autore con Roberto Vecchioni, dell’incontro con Dori Ghezzi per il patrocinio della Fondazione De André su alcuni concerti tributo organizzati e interpretati dal protagonista del libro, dei concerti stessi, di viaggi in moto in solitaria, di emozioni a 360°.

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