Mini Report Viaggio in moto in solitaria Santiago de Compostela – Fisterra

Mini Report Viaggio in moto in solitaria Santiago de Compostela – Fisterra

Svalicando i Pirenei da Saint-Jean-Pied-de-Port e Roncesvalles.

(Seguirà il Report vero e proprio – anche in video – con tutte le impressioni e le riflessioni che un viaggio merita).

19/09/2016 – 1° Tappa – partenza ore 07:30 circa da Genova, arrivo a Saint-Jean-Pied-de-Port (Francia) ore 21:30 (1° tappa ufficiale del Cammino per Santiago de Compostela) – Km. 1050 circa.

Arrivo stanchissimo (dopo aver rischiato di rimanere senza benzina e una discussione con il poco simpatico direttore di un Carrefour francese (i Carrefour in Francia dispongono anche di distributori automatici di benzina, i quali non accettavano la mia carta di credito né per diritto, né per traverso). E il tipo, alle mie lamentele in italiano e anche un po’ in un francese improvvisato lì per lì, come prima cosa aveva detto che lui rispondeva solo a domande poste in lingua francese o inglese. Lì diedi il mio meglio: “Je viens de Gênes! Et jusqu’à présent j’ai tout payé avec ma carte de crédit! Tous les distributeurs de gasoline et tous les péages de l’autoroutes!”. Ma alla fine non c’era stato niente da fare con quell’ottuso. Risolvetti spiegando a una coppia arrivata per fare benzina che io avrei dato loro i soldi contanti se mi facevano il favore di inserire la loro carta di credito. Questi accettarono gentilmente e cordialmente, aggiungendo: “Ce fut un plaisir”. Arrivo, quindi, verso le 21:30 dopo aver percorso anche qualche decina di Km tra i Pirenei; me lo ero imposto di arrivare in questa cittadina come prima tappa. Ho già spiegato nei report dei miei viaggi precedenti che, a mio modo di vedere, un grande, o piccolo viaggio che non sia di vacanza, o come comunque lo si voglia considerare, deve rispettare i tempi che ti sei dato nel progettarlo a tavolino; anche se il progetto a tavolino è soltanto pura e semplice teoria, ma quella teoria, nei miei viaggi, deve diventare realtà concreta, altrimenti, sempre a mio modesto modo di vedere diventa un’altra cosa: una vacanza. Bello anche così, ma un’altra cosa. Questo è il mio viaggio. Gli altri viaggi, quelli da 200/300 Km. al giorno li lascio fare agli altri, a me non divertono (con tutto il rispetto per coloro che, invece, amano viaggiare così).

La cittadina in un certo senso mi delude. Pensavo di trovare qualcosa di più mistico, invece è tutto una macchina da soldi (con tutto il rispetto): hotel, ristoranti, dormitori dozzinali, negozi di souvenir etc… Un po’ la stessa delusione che avevo provato anni fa a Lourdes. Dopo aver provato a chiedere una stanza in qualche hotel – con la risposta “Complet” – non faccio tantissima fatica a trovare un dormitorio; per la verità, piuttosto squallido. Un luogo pieno di cabine bianche con lo spazio appena sufficiente per un letto a castello e una tenda a soli 20 cm. per separarle dal corridoio. Gente di ogni lingua e nazione. Fa caldo, c’è un’unica cabina per le docce, ho la maglietta (che porto sotto la tuta tecnica) appiccicata alla pelle. Ma non riesco a trovare il modo di fare la doccia. Mi laverò verso le 3:00, ma dal lavandino, quando mi rendo conto che non riesco a dormire steso su quel lettino con tutti i bagagli del viaggio, casco etc.. al mio fianco, e nel lettino di sotto un ragazzo di cui non ho mai visto il viso e che aveva risposto con un grugnito al mio saluto (strano, perché la gente in quei posti cerca di essere cordiale, sennò che cazzo ci va a fare???).

(Ma mi rendo conto che se continuo così scrivo il Report definitivo, e questo è solo un Mini Report, come ho detto, quindi nel prosieguo dovrò sforzarmi di essere più sintetico… per tanti motivi: il primo è perché devo soddisfare l’esigenza d’immediatezza dal viaggio, il secondo – più malizioso – devo solo destare la curiosità per far sì che il Report vero e proprio, con annesso video, sia atteso… (ihihih)..

Ma tant’è questa ve la devo ancora raccontare:
Lì a Saint-Jean-Pied-de-Port posati i bagagli sul lettino del dormitorio, esco per andare a mangiare qualcosa. Ormai è l’ora in cui i ristoranti cominciano a chiudere, trovo un bar aperto che pare non abbia nessuna intenzione di chiudermi la porta in faccia. Mi siedo a un tavolino.

Come si può immaginare ero stanchissimo dopo aver fatto solo nella prima giornata circa 1.070 Km. e il mio aspetto poteva essere verosimilmente quello del peggior frequentatore del peggior bar di Caracas: capelli appiccicati, pantaloni tecnici (con protezioni per ginocchi, tipo i giocatori di football americano, neri (la giacca con protezioni per spalle gomiti l’avevo lasciata al dormitorio), maglietta nera appiccicata alla pelle, imbragatura della protezione della schiena con bretelle nere con scritte grosse, rosse.

Arriva la cameriera, una bella ragazza con gli occhi azzurri e i capelli biondi con qualche ricciolino. Capisco che l’effetto del mio aspetto su di lei non è quello che presagivo, anzi, credo che si aspetti che da un momento all’altro mi alzi dalla sedia e mi metta a fare la haka, danza Maori, che fanno i giocatori di rugby neozelandesi prima di ogni partita per impressionare l’avversario. Ordino un panino e una birra. Lei ritorna dopo qualche minuto e mi chiede con gli occhi lucidi se desidero andare in una stanza per fumatori, perché certamente ne avrei avuto bisogno. Io le rispondo di no. Non se lo aspettava. In un momento rotea appena le pupille degli occhi e accenna a uno svenimento. Sta pensando: “Non è possibile che un tipo così figo e brutale, oltre che sporco e sudato, per giunta non fumi”. Rimane spiazzata. Per lei è un doppio colpo… un “jab, cross, uppercut sx”.
Naturalmente, vedendo l’effetto che aveva provocato nella ragazza il mio semplice “no”, unito al mio aspetto degradato (dal mio punto di vista, ma evidentemente non dal suo) non aggiunsi che non fumavo solo perché avevo deciso di risparmiare soldi e che la salute non c’entrava assolutamente niente. Perché io avevo voglia di fumare.

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20/09/2016 – 2° Tappa – Partenza ore 07:30 circa, arrivo ad Astarga ore 20:00, dopo essere passato per Roncesvalles (Spagna, 2° Tappa obbligatoria per il Cammino, per qualcuno la prima), Pirenei, Pamplona, Burgos, Leon – Km. percorsi circa Km. 600.

Mi fermo solo alle prime costruzioni senza inoltrarmi per la cittadina, trovo subito un hotel ristorante. La cuoca dopo avermi fatto vedere la camera mi consiglia, come cena, una Favada, facendomi capire che è una zuppa buona. Arriva la Favada, ma non è, come mi aspettavo, una zuppa di fave, bensì una zuppa di fagioli con uno spezzatino.
Km. percorsi circa Km. 600.

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21/09/2016 – 3° Tappa – Partenza ore 7:30 circa, arrivo verso le 11:00 a Santiago de Compostela, la visito, poi, nel primo pomeriggio, decido di avviarmi verso Fisterra a poche decine di Km., il punto ad Ovest in cui finisce la terra ferma. Concludo la Tappa a Pontedeume (bellissima località sul mare della Spagna occidentale – Km. 500 circa.

Alle ore 15:00 mentre ero quasi a Fisterra, nel fare benzina succede un imprevisto, come quasi sempre è accaduto nei miei viaggi: mi si rompe la chiave del serbatoio/accensione/bauletti. La chiave di scorta chissà perché ho sempre pensato di tenerla al sicuro a casa. A Fisterra (la fine della terra) risolvo miracolosamente il problema in un’oretta, con un tassista, chiamato dal distrìbutore di benzina, che mi porta in giro per risolvere il problema e mi prende solo 15 euro. A Genova o a Milano o a Roma l’unica soluzione sarebbe stata farmi spedire la chiave di scorta sul posto, da mia moglie, con relativa permanenza sul luogo e soldi spesi in più, per non parlare della scocciatura di non poter proseguire il viaggio così come l’avevo progettato.
Visitata anche Fisterra e i suoi luoghi stupendi – che ti dicono che sei al confine come mi era già capitato a Tarifa (sempre in Spagna), in Turchia al confine con l’Armenia e a Capo Nord – è ancora chiaro (lì fa scuro dopo che in Italia, ovviamente) cerco di riavvicinarmi al percorso che avevo programmato per il rientro in Italia. Nel percorso, alla ricerca di una cittadina nella quale sostare, mi capita Pontedeume. Posto bellissimo sul mare nella parte occidentale della Spagna, mi fermo a mangiare e dormire. Per mangiare l’albergatore mi invita a prendere del “Pescados” che io immagino essere un bel fritto misto di pesce. Insiste che prenda anche un secondo piatto; non sapendo cosa prendere ordino un’insalata mista. Arriva l’insalata: un bella cofanata con dentro di tutto, appunto, insalata mista. Mi basterebbe per la cena di due giorni. Subito dopo arriva anche il Pescados, che non è una frittura di pesce misto, ma tante sardine (credo) fritte, molto buone; un’altra cofanata. Naturalmente mangio solo metà di un piatto e metà dell’altro.

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22/09/2016 – 4° Tappa – Partenza ore 9:00 circa, arrivo verso le 23:00 a Tarbes (Francia) – Km. 950 circa.

Nel percorso, prima di arrivare a Tarbes (a lato dei Pirenei lato Francia), stanchissimo, vedo indicazione stradale per Saint-Jean-Pied-de-Port, la stessa cittadina che all’andata avevo percorso per attraversare i Pirenei. Decido di andare a ripassare un’altra notte lì – come la prima notte – è solo a una cinquantina di Km., si può fare. Ma dopo qualche Km. decido ti tornare nella strada per Tarbes per non allungarmi il percorso. Mi fermo, cerco di fare un’inversione a “U”, in pratica sono fermo e spingo la moto quasi solo con le gambe. Sono stanchissimo, la moto è pesantissima. Giro troppo il manubrio, la moto col manubrio girato in quel modo perde quel minimo equilibrio che può esserci a moto con manubrio diritto. Cade, cadendo mi coinvolge e mi spinge con tutto il suo peso a rotolare sull’asfalto. E’ buio, è una strada che porta sui Pirenei, sia pur ai primi Km. Mi rialzo, ma non ce la farei mai a tirar su la moto con tutto il suo carico (Kg. 240 a secco, più benzina, bagagli in borse laterali e in bauletto posteriore; insomma in totale circa 300 Kg.), e a quel punto non ce l’avrei fatta nemmeno se l’avessi scaricata. Fortunatamente passano due o tre auto che non possono andare oltre perché la moto è abbattuta per traverso lungo la strada, e la strada è stretta. Qualche ragazzo e ragazza si preoccupano di sapere come sto io, mi aiutano a tirare su la moto, ma quando faccio per andare, col piede non trovo il pedale del cambio; guardo, e vedo che nella caduta si è rotto il tirante che dal pedale comanda i meccanismi del cambio e il pedale quindi è a penzoloni. Fortunatamente un ragazzo che era sceso dalla sua auto per aiutarmi, nonostante abbia una gamba ingessata e si appoggi su un bastone, riesce a dare qualche calcetto al perno – un moncherino – che comanda il cambio di marcia (evidentemente era un motociclista anche lui, forse da questo la sua ingessatura (?) ). L’unica marcia disponibile in quelle condizioni risulta essere la 5° marcia… e va già bene così. Quindi accendere il motore tenendo la frizione, non essendoci possibilità di mettere in folle, partire in quinta, frizionando e sperando in bene. Ma non basta, perché la nuova chiave di avviamento del motore per funzionare ha bisogno che la testa (impugnatura) sia unita alla testa della chiave vecchia (questioni di elettronica della Honda). Con grande difficoltà, quindi, con solo le mie due mani da umano, riesco a tenere la frizione, accendere il quadro con le due chiavi e premere il pulsante per mettere in moto. Faccio alcune prove di partenza con la gamba tumefatta a causa di un pedale della moto che mi aveva colpito nella caduta. In quelle condizioni riparto per Tarbes, ma si è fatto troppo tardi per scendere nella cittadina e cercare un hotel. Mi fermo a un Autogrill aperto 24h/24h, mangio qualcosa e passo la notte lì prendendo qualche consumazione ogni tanto, anche se il gestore dell’Autogrill, al mio accenno di passare la notte lì, mi aveva detto che non c’era problema e mi aveva indicato un angolo in fondo alla sala con delle poltroncine.

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23/09/2016 – 5° Tappa – Partenza ore 05:30 circa. Arrivo a Genova ore 19:00 – Km. 1.000 circa

Percorro di lato, dal versante francese, tutti i Pirenei, arrivo a Toulouse con tutto il traffico e le code mostruose per imboccare la strada giusta. Percorro tutta la Francia meridionale, tra infiniti caselli autostradali. I francesi saranno anche una bella popolazione (nonostante non usino i bidet, frecciatina per il direttore del Carrefour), ma tutti quei caselli ogni cinque minuti sono una rottura di coglioni bella e buona, specialmente per una moto che può andare solo con la quinta marcia, quindi lavorando solo di frizione e acceleratore, dovendo quindi prelevare i ticket e la carta di credito dalla tasca sulla manica della giacca tecnica, con la mano destra (non potevo lasciare la leva della frizione) inguantata, dovendo poi ripartire frizionando e aiutando la moto con la forza delle mie gambe. Chissà che spettacolo che ero…
Dopo aver superato anche la Costa Azzurra – nella quale comincio a sentirmi quasi a casa – entro in Liguria, la percorro, e nei pressi di Genova comincio a vedere cartelli illuminati che preannunciano code per traffico intenso. Le mie maledizioni e imprecazioni erano già pronte e avevano un buon allenamento con quello che fino a lì avevo dovuto superare…
Ore 19:00 arrivo a casa.
Casa, dolce casa… e… ceck-in di Reginald Felix Pushok (detto Piccolino), che più che un gatto ormai è un orsacchiotto 🙂

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Ah! Dimenticavo! Macinator (la mia Honda Deauville 700) non si è smentito, ce l’ha messa tutta per portarmi in viaggio e per riportarmi a casa. Neanche un cavallo saprebbe fare di meglio.

Km. percorsi in tutto: 4.100 circa.
Durata viaggio: Dalle ore 07:30 del 19/09/2016 alle ore 19:00 del giorno 23/09/2016 (Quattro giorni e mezzo, cinque giornate complete di viaggio).

Gaetano Rizza
66 anni compiuti il 2 agosto del 2016.

Note: Nel video Report che seguirà ci sarà, oltre al resto, anche un capitolo che intitolerò StreetPilotIII come Hal 9000, ce l’ho già in mente, povero Gps StreetPilotIII…

Ringraziamenti:

Ringrazio gli amici della vita reale, quelli veri, che mi hanno incoraggiato o, perlomeno, che non mi hanno dissuaso.
Ringrazio gli amici del web – anche tra queste amicizie virtuali, a volte, davvero, si possono trovare dei buoni amici che condividono la tua passione e che condividono i tuoi sentimenti giusti o sbagliati che siano, indirizzati bene o indirizzati male che siano. Grazie, amici, per avermi incoraggiato ed esservi affezionati a Macinator.

Ringrazio mia moglie Giovanna, che non mi vieta queste scorribande per l’Europa (e anche un po’ d’Asia, diciamolo), nonostante la tensione che creano in lei. La ringrazio anche perché è l’unica donna al mondo che può sopportare una vita in comune con me, e rende vivo il nostro rapporto matrimoniale, tenendo a bada il mio carattere a volte anche fin troppo solitario. Grazie Giovanna!

Altri miei report di viaggi in moto in solitaria:

Genova – monte Ararat

Genova – Capo Nord

Questo Report l’ho scritto di getto oggi, il mattino dopo essere arrivato, perché vi voglio bene.

SONO FELICE!

Gaetano Rizza
autore del romanzo Nato negli anni Cinquanta

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Il libro parla di una vita vissuta tra vicende e vicissitudini dagli anni Cinquanta ad oggi. Inoltre parla dell’incontro dell’Autore con Roberto Vecchioni, dell’incontro con Dori Ghezzi per il patrocinio della Fondazione De André su alcuni concerti tributo organizzati e interpretati dal protagonista del libro, dei concerti stessi, di viaggi in moto in solitaria, di emozioni a 360°.

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